Ultimamente mi trovo a riflettere spesso su una cosa che mi è successa. Mentre aiutavo un amico a traslocare, senza pensarci troppo ho preso dalla sua libreria un vecchio libro che mi interessava e l’ho messo tra le mie cose. Lui non se n’è accorto, e ora quel libro è qui a casa mia. Tecnicamente l’ho rubato, ma in quel momento la mia mente ha fatto un salto strano, come se visto il nostro rapporto e il fatto che fosse un oggetto di poco valore per lui, l’azione fosse giustificata da una sorta di legge naturale tra amici. Mi chiedo se a volte creiamo queste piccole eccezioni morali solo per comodità, convincendoci che siano legittime.
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Come affrontare la sensazione di aver rubato un libro a un amico?
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Etica non è una legge scritta ma una pratica che cambia a seconda delle situazioni. Ti sembra di aver creato una giustificazione per l'amico che non se ne accorge, una sorta di regola naturale tra persone che si fidano. Forse è una scorciatoia comoda ma resta una domanda se sia giusto farlo solo per comodità e come venga percepito nel rapporto
Mi sembra che tu stia prendendo spunto da un'idea romantica di amicizia dove tutto è consentito se c'è fiducia. Ma l'etica non è una linea invisibile che si spezza al primo oggetto innocuo rubato, è una questione di responsabilità anche quando nessuno guarda. Pensare che l'azione sia giustificata perché l'altro è poco attento è una scorciatoia comoda però è anche una tentazione comune
Potrebbe essere utile riformulare la domanda non si tratta solo se sia giusto o sbagliato prendere quel libro ma quali sono le regole che davvero contano quando fiducia e oggetti si intrecciano. L'etica qui è meno una legge universale che una pratica sociale soggetta a cambiamenti cosa significa ferire o forse no un amico quando non c'è un danno immediato?
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