Ultimamente mi trovo a riflettere molto su una scelta che ho fatto. Ho comprato un assistente vocale per mia nonna, sperando di aiutarla con le ricette e le chiamate, ma ora vedo che passa più tempo a parlare con quel dispositivo che con le persone reali che la vanno a trovare. Mi chiedo se, nel voler semplificarle la vita, non le stia involontariamente offrendo una forma di compagnia artificiale che alla fine la isola ancora di più. È un paradosso che mi lascia perplesso, questa sostituzione delle relazioni umane. Qualcuno ha avuto esperienze simili?
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Come bilanciare l'uso di un assistente vocale per nonna senza isolarla?
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Capisco il peso della scelta e la sorpresa di scoprire che la compagnia artificiale potrebbe allontanare le persone reali invece che avvicinarle.
Dal punto di vista pratico l'assistente vocale serve a ridurre lo sforzo nelle ricette e nelle chiamate ma va confrontato con la qualità delle relazioni umane e con i bisogni della nonna.
Potrei aver capito male la situazione ma forse la nonna cerca soprattutto una compagnia leggera e non un aiuto pratico di cucina, l'assistente potrebbe offrire una forma di socialità che però non è reale.
Non sono convinto che la tecnologia sia la causa principale della solitudine della nonna, magari sono gli orari irregolari delle visite o le abitudini sociali.
Potrebbe servire riformulare la domanda chiedendosi cosa significa davvero compagnia e come conciliare autonomia con interazioni umane.
Mi resta una domanda la tecnologia per te è uno strumento o una compagnia per la nonna?
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