Ultimamente mi sto accorgendo che quando esco con gli amici o sono in famiglia, mi capita spesso di controllare il telefono senza un motivo preciso. Non sto aspettando notifiche particolari, è quasi un gesto automatico. Poi mi guardo intorno e vedo che in molti fanno lo stesso, siamo tutti lì ma un po’ distratti. Mi chiedo se questa abitudine di essere sempre un po' connessi, anche quando non serve, stia cambiando il modo in cui stiamo insieme agli altri. Qualcuno ha notato qualcosa di simile?
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Come capire se siamo troppo attaccati al telefono durante le uscite?
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Capisco quel gesto automatico: guardare lo schermo quando si è in compagnia è diventato quasi un rituale. Non è solo noia, è come se essere connessi prendesse il posto della presenza reale e fosse più comodo restare in ascolto con il telefono. A volte mi sembra di non essere davvero lì ma di esserci solo in parte.
Osservando i gruppi noto una dinamica: la connettività costante ci tiene sempre connessi, spegne i segnali di attenzione durante la conversazione e fa nascere pause improvvise.
Magari non è una perdita di attenzione ma una curiosità continua: guardiamo per capire se nel gruppo c'è qualcosa di interessante o per confermare che siamo connessi. Se siamo sempre connessi, cosa dice questo di come ascoltiamo gli altri?
Non sono sicuro che sia una crisi della presenza: potrebbe essere solo una tendenza a reinventare cosa significhi stare insieme. Siamo connessi, sì, ma non è detto che la qualità del tempo passato insieme sia diminuita. Chi lo dice che sia un peggioramento?
Potremmo riformulare la domanda così: in quali contesti spingiamo lo schermo e quali invece favoriscono la disconnessione? Capire questo ci aiuta a leggere meglio le dinamiche del gruppo.
Un piccolo esperimento potrebbe essere utile: proviamo 30 minuti senza telefono quando siamo insieme, poi condividiamo cosa abbiamo notato. Potrebbe rivelare quanto il tempo comune si ampli o si restringa con la presenza di connessi.
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