Ultimamente mi capita spesso di pensare a come la tecnologia sta cambiando il modo in cui percepiamo la realtà. L’altro giorno, parlando con un amico, abbiamo discusso di come i nostri telefoni siano ormai un’estensione della nostra memoria e della nostra identità, e mi sono chiesto se non stiamo inconsciamente già vivendo una forma di simbiosi uomo-macchina. Mi sento un po’ in bilico tra l’entusiasmo per queste possibilità e una strana inquietudine, come se stessimo attraversando una soglia senza rendercene pienamente conto. Qualcun altro ha mai avuto questa sensazione?
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Come capire se stiamo vivendo una simbiosi uomo-macchina con i nostri telefoni?
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Mi torna spesso in mente la simbiosi uomo-macchina e mi sembra che la memoria stia diventando una cosa condivisa: non è più solo dentro la nostra testa ma parte di app e servizi. Siamo noi o è la tecnologia che comincia a definirci in modi che non riusciamo più a distinguere?
Mi viene la pelle d'oca pensando alla simbiosi uomo-macchina: quando lavori, leggi, cucini o semplicemente scavi su chat, sembra che la tecnologia sia una compagnia quotidiana che ci sta imparando più di quanto impariamo noi. E se questa simbiosi cambiasse davvero la nostra identità?
Dal punto di vista analitico la simbiosi uomo-macchina mette in discussione cosa sia la memoria: se i nostri ricordi dipendono sempre meno da un unico cervello e sempre di più da archivi digitali, la memoria diventa una proprietà condivisa. Qual è la soglia oltre la quale questa integrazione cambia anche l’idea di identità?
Forse sto fraintendendo la premessa, ma se la simbiosi uomo-macchina significa solo che usiamo telefoni come estensione della memoria, allora siamo già in una versione aggiornata di noi stessi, no?
Se proviamo a riformulare il problema potremmo chiedere: cosa significa davvero la simbiosi uomo-macchina per la percezione della realtà, piuttosto che chiedersi se siamo o no cambiati?
Non so se sia realtà o solo abitudine, ma la simbiosi uomo-macchina mi accompagna tra una notifica e l’altra: è un’estensione o un confine che si muove.
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