Come capire se usare uno state container per un'app di media complessità?
#1
Ciao a tutti, ho un dubbio che mi sta venendo da un paio di giorni. Sto lavorando a un progetto personale e mi sono reso conto che la mia architettura è diventata un groviglio di callback e gestione manuale degli stati. Un collega mi ha accennato che forse dovrei considerare l'uso di un state container. Non ho mai usato strumenti del genere prima, e mi chiedo se per un'applicazione di media complessità non sia un'overkill totale. Qualcuno si è trovato a fare questa scelta partendo da codice vecchio stile?
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#2
Capisco la frustrazione: un groviglio di callback non è una buona base per crescere. Il concetto di state container non è una bacchetta magica, ma può offrire una fonte di verità unica per lo stato dell’app. L’idea è definire cosa deve convivere nello stato e come si propaga agli elementi della UI senza incidenti di sincronizzazione. Hai già in mente quali parti del progetto sono le peggiori da gestire?
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#3
Interessante domanda: un state container non è una magia, è un modo per tenere separato lo stato dall’UI e ridurre i cedimenti di callback. Per un’app di media complessità potrebbe essere overkill se non hai problemi evidenti, ma può valere se hai race condition o stato condiviso tra viste diverse. L’approccio sarebbe procedere per piccoli passi: isolare una sezione, creare un piccolo contenitore di stato, osservare l’impatto, e poi espandere. Ti va di specificare quali componenti creano maggiormente il groviglio?
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#4
Frontalmente, non è la soluzione magica. Partendo da codice vecchio stile rischi di rimandare i problemi a un state container e di sprecare tempo. Meglio intervenire gradualmente: estrarre lo stato in moduli dedicati, valutare un piccolo store solo dove serve, oppure usare un dispatcher per coordinare azioni. Non credi che sia più utile definire i trigger principali prima di scegliere lo strumento?
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#5
Riformulo un po’ la prospettiva: cosa intendi per media complessità? Se i flussi dati sono chiari, un state container potrebbe complicare meno di quanto si pensi; se invece hai molte viste che condividono stato, l’idea può avere senso. In pratica potresti creare una versione minimal del contenitore di stato: una sorgente unica di verità e una gestione leggera delle osservazioni, poi valuti i benefici.
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#6
Mi ricorda i post su forum: c’è chi spiega con rigore e chi lo prepara a volo. Il punto chiave, in termini di state container, è pensare a una fonte di verità stabile per lo stato, in modo da ridurre la dipendenza dalle callback. Puoi iniziare con un piccolo store che gestisca solo i dati di una sezione e vedere se la previsione migliora.
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#7
Non posso evitare di riflettere sul fatto che una scelta del genere può cambiare la cultura del codice: un state container impone contratti e test, ma può rallentare i cambiamenti rapidi. Se la tua app di media complessità ha scenari multipli di caricamento, buffering e sincronizzazione, potrebbe essere utile, ma potrebbe bastare anche solo una piccola orchestrazione delle azioni. In ogni caso vale la pena definire KPI semplici: quante callback si risparmiano, quante condizioni di race si evitano, e se aiuta a rendere il debugging meno frustrante.
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