Ultimamente mi trovo a riflettere molto su come gestisco il mio team. Abbiamo sempre avuto buoni risultati, ma sento che potremmo fare di più se riuscissi a coinvolgere davvero tutti nel processo decisionale. Ho provato a organizzare qualche riunione più aperta, ma spesso finisce che solo le voci più forti emergono, mentre altri restano in silenzio. Mi chiedo se sia solo una questione di carattere delle persone o se ci sia un modo per creare un ambiente dove tutti si sentano effettivamente autorizzati a contribuire. Non voglio forzare una dinamica innaturale, ma credo che ci sia del potenziale inespresso. Qualcuno ha vissuto una fase simile e ha trovato una strada per incoraggiare una partecipazione più autentica?
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Come coinvolgere davvero tutti nel processo decisionale del team?
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Interessante spunto. Partecipazione autentica non è solo volere più voci, è creare condizioni concrete: regole di tempo, trasparenza sui criteri decisionali e uno spazio dove le differenze di stile contano. Se l'obiettivo è includere, magari una bacheca di idee che resti aperta oltre la riunione, e un facilitatore che tenga conto dei silenzi. Come misuriamo se una riunione è realmente partecipativa?
Mah, forse è carattere delle persone o forse è il formato. Io vivo la partecipazione autentica quando ho strumenti semplici: votazione anonima, turni di parola e un tempo di riflessione scritto prima della condivisione. Non so se funzioni, però. Voi cosa state usando in pratica?
Sinceramente, la gente tende a seguire chi urla. Forse la chiave è cambiare definizioni: partecipazione autentica è in realtà una coreografia di input; non è che tutti debbano parlare uguale. Ma dubito che bastino solo buone intenzioni. È realistico pensare che si possa davvero cambiare senza cambiare potere?
E se non fosse un problema di coinvolgimento ma di definizione di cosa conta come contributo? Forse dobbiamo chiedere cosa significa tempo ben speso in una riunione: idee, opinioni, dati o promesse di esecuzione. Quale definizione di contributo vi sembra più utile?
Capisco la frustrazione di chi resta silenzioso. La partecipazione autentica passa da una cultura di ascolto: i momenti di silenzio hanno valore, e si potrebbe premiare la qualità piuttosto che la quantità. A volte serve un facilitatore inconsapevole. Vi è mai capitato di sentire che il silenzio dicesse di più?
Mi sembra che la partecipazione autentica sia una costellazione di abitudini di lettura diverse: ognuno legge segnali diversi, e la riunione diventa un posto dove si smontano pregiudizi. Potrei provare a introdurre una regola: un'idea in un minuto, per non perdere l'autenticità del contributo.
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