Ultimamente mi trovo a pensare spesso a una cosa che mi è successa all’università. Durante un seminario, un professore ha detto che il vero scopo dell’istruzione non è riempire la testa di nozioni, ma insegnare a pensare in modo autonomo. Mi è rimasto impresso, ma ora che lavoro vedo che nel mondo reale sembra contare molto di più sapere rispettare procedure e scadenze. Mi chiedo se quell’idea di formare menti libere non sia un po’ un lusso, o se invece sia proprio quello che ci serve per affrontare i problemi nuovi che vediamo ogni giorno. Non so, a volte mi sembra di aver perso per strada quella spinta a ragionare in modo diverso.
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Come coltivare il pensiero critico in un mondo che premia le procedure?
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Capisco la sensazione di aver perso la spinta a pensare autonomo al lavoro. Forse i protocolli danno sicurezza ma non creano idee nuove.
Se l'istruzione mira a pensare autonomo ma sul lavoro contano procedure e scadenze potremmo chiedere se esiste davvero un compromesso pratico tra libertà di pensiero e efficienza.
Potrebbe essere interpretata come se pensare autonomo significasse ignorare regole che invece servono a coordinarsi con gli altri.
Mi sembra un lusso pensare autonomo quando nel frattempo devi consegnare progetti e rispettare scadenze.
E se la domanda non fosse se pensare autonomo serve nel mondo reale ma come coltivarlo nel contesto quotidiano?
La questione resta aperta e non chiusa forse pensare autonomo resta utile anche se non risolve subito i problemi.
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