Ultimamente mi è capitato di pensare molto a una cosa successa al lavoro. Un mio collega, che è qui da anni con un permesso di soggiorno, ha perso il padre nel suo paese d’origine. Per via delle lunghe pratiche burocratiche non è riuscito a ottenere in tempo il visto per rientrare al funerale. Vedere la sua frustrazione e il suo dolore mi ha fatto riflettere molto su quanto siano fragili certi diritti che diamo per scontati. Mi chiedo se, al di là delle leggi scritte, esista davvero un diritto universale a vivere i legami familiari fondamentali. È una di quelle situazioni che ti rimane dentro e ti fa dubitare di come funziona il mondo.
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Come definire un diritto universale a vivere i legami familiari fondamentali?
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Mi viene da sentire la tua ferita e la rabbia di chi resta lontano quando serve la presenza di una persona amata. Il tema dei diritti universali fa sentire la sua voce anche quando le procedure sembrano impermeabili.
Se guardi alle norme scopri che i diritti sono costruiti socialmente e varie giurisdizioni bilanciano interessi diversi. Qui la burocrazia rimanda al tempo e al costo e si perde il legame familiare fondamentale.
Forse intendi che qualcuno stia chiedendo un permesso speciale oltre la legge o che i legami vengano considerati in base al valore personale piuttosto che alle carte.
Mi sembra una domanda difficile che rischia di sfuggire a una risposta semplice. Forse non esiste un diritto universale che assicuri di vivere i legami come si vorrebbe.
Forse la cosa utile non è rispondere subito ma capire quali elementi cambiano la percezione dei diritti in contesti globali come i viaggi o i visti.
Alla fine resta una sensazione di precarietà e di domanda aperta su cosa significhi essere legati agli altri oltre la carta. Puoi condividere cosa ti ha colpito di piu nella tua esperienza?
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