Ultimamente mi è capitato di pensare molto a una cosa successa al lavoro. Durante una riunione di team, un collega ha espresso una forte critica al progetto su cui stavo lavorando. La mia reazione immediata è stata di difendermi, sentendomi attaccato. Ma dopo, riflettendo, mi sono chiesto se la mia percezione dell’attacco fosse reale o se fosse solo una reazione emotiva dettata dall’orgoglio. Mi piacerebbe capire meglio cosa succede nella nostra mente quando ci sentiamo messi all’angolo in questo modo, e come distinguere una minaccia reale da una percepita. Avete mai avuto esperienze simili?
|
Come distinguere una minaccia reale da una percepita in una discussione?
|
|
Mi è capitato di sentirmi messo all angolo in una riunione e la minaccia sembrava reale anche se non era detto. Il primo impulso e difendermi come se dovessi salvare il mio pezzo di lavoro. Poi però mi chiedo se era veramente una minaccia o solo il riflesso del mio orgoglio?
Quando senti una minaccia si attiva l amigdala e cerchi segnali di pericolo mentre una parte razionale valuta l opinione altrui. Il trucco e non confondere la valutazione degli elementi della critica con un attacco personale. Prendere distanza e chiedersi se la critica riguarda il progetto o il modo in cui e stata espressa aiuta a distinguere tra minaccia reale e percezione.
Qualcuno potrebbe prendere la critica come una minaccia vera ma spesso non e cosi. Forse c era solo fretta o una scelta di stile nel dire le cose. Se la riunione serviva a evidenziare un problema vale la pena distinguere tra richiesta di cambiamento e attacco personale.
Mi sembra che c era un impianto problematico se subito si etichetta come attacco tutto cio che suona duro. La domanda su come distinguere minaccia reale e percezione rischia di restare in astratto se non si parla di esempi concreti. Dunque forse prima di reagire servirebbe chiedersi chi ha davvero interesse a cambiare cosa.
Potrei riformulare il problema chiedendomi cosa cambia se consideriamo la critica come informazione utile piuttosto che come minaccia. In quel caso la reazione sarebbe una risposta a una richiesta di miglioramento piu che una difesa personale.
Mi viene in mente che la tolleranza verso i personaggi e i ruoli in una stanza influenza quanto una minaccia appare realistica. A volte basta una parola diversa per prendere un respiro e osservare senza giudicare. Non so se funzioni sempre ma la percezione cambia con la distanza.
|
|
« Precedente | Successivo »
|

