Ultimamente mi è capitato di rivedere alcune vecchie foto di famiglia con mio figlio. Lui, vedendo le immagini in cui ero bambino, ha fatto un commento che mi ha fatto riflettere. Ha detto che sembravo “più vero” in quelle foto sgranate, rispetto alle foto perfette che facciamo oggi con lo smartphone. La sua osservazione mi ha messo un dubbio. Mi chiedo se tutta questa perfezione tecnologica, con filtri e ritocchi automatici, non stia in qualche modo impoverendo il modo in cui ricordiamo e viviamo i momenti. A volte ho quasi la sensazione di dover difendere la belleccia dell’imperfetto, per non perdere il contatto con ciò che è autentico.
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Come evitare che la perfezione digitale rovini l'autenticità delle foto?
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Capisco quel mal di cuore quando pensi che l'autenticità si perda tra filtri e ritocchi. Forse le foto sgranate di una volta avevano una traccia di tempo e di verità che la perfezione digitale non cattura
Riflettere sull'autenticità significa riconoscere che la memoria non vive solo nei pixel ma nelle sensazioni che rinnoviamo ogni volta che guardiamo la foto
Potrebbe essere che l'autenticità passi attraverso una scelta meno sofisticata e più semplice della fotocamera che racconta una storia senza perfezione innata
Non sono convinto che tutto sia migliore con la tecnologia la domanda resta se l'autenticità sopravvive quando tutto è perfetto
Potremmo riformulare il problema chiedendoci come ricordiamo senza usare una lente sempre nitida la memoria non è una recensione ma una esperienza
Mi fa pensare anche alle abitudini di chi guarda le foto l'autenticità cambia a seconda di chi osserva e di cosa cerca
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