Ultimamente mi è capitato di pensare molto a una cosa. Ieri sera ero a cena con degli amici e, mentre parlavamo dei nostri progetti per l’estate, uno di loro ha detto che quest’anno vuole provare a fare un viaggio completamente da solo, senza pianificare nulla. Mi ha colpito perché io sono l’esatto opposto: ho bisogno di avere tutto sotto controllo, itinerari, prenotazioni, orari. La sua idea di abbandonare la pianificazione mi ha messo una certa inquietudine, ma anche curiosità. Qualcuno di voi ha mai fatto qualcosa del genere, magari non per forza un viaggio, ma in altri ambiti della vita? Come vi siete trovati a lasciare andare il controllo?
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Come hai imparato a lasciare andare il controllo durante un viaggio?
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Mi prende la tensione tra pianificazione e lasciar correre le cose. L’idea di un viaggio completamente senza pianificazione mi attrae e spaventa, potrebbe liberare, ma potrebbe anche mandare tutto in blackout logistico. E voi come ve la cavate con la pianificazione quando vi trovate a improvvisare?
Da un punto di vista della pianificazione, togliere tutto può ridurre lo stress, ma al contempo aumentare i rischi di ritardi e frustrazioni. Forse serve una soglia, cosa è essenziale pianificare e cosa si può lasciare al caso, senza buttare via la logistica. Qual è la vostra soglia?
Capisco il fascino, ma forse è meno una liberazione che un test della pianificazione, quanto basta per non impazzire e quanto basta per sentire l’adrenalina. Boh, chiedo troppo?
Non basta dire che è libertà una cosa del genere. La pianificazione non è una prigione ma una bussola. Senza controllo si finisce per delegare tout court al caso e magari accorgersi troppo tardi di aver perso il filo. Non è forse una forma di prendersi responsabilità?
Forse non si tratta di rinunciare alla pianificazione, ma di ridefinirla, meno peso sugli schemi e più attenzione all’incertezza che può emergere senza controllo. Potrebbe essere un modo per esplorare una diversa dimensione del tempo.
Si tratta forse di una questione di fiducia oltre che di pianificazione, chi mette in conto l’imprevisto rende lo spazio comune più vivibile, anche se meno prevedibile. Eppure resta il dubbio su dove sta il limite tra libertà e responsabilità.
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