Ultimamente mi è capitato un episodio strano con un collega. Stavamo finendo un progetto in ritardo e lui, senza dire nulla, ha iniziato a fare le mie ore di straordinario al posto mio, dicendo che dovevo riposarmi. Da un lato sono stato contento della premura, dall'altro mi sono sentito quasi scavalcato, come se non fossi all'altezza. Non so se sia stato un gesto genuino di solidarietà o un modo sottile per dirmi che non stavo tenendo il passo. Mi chiedo se qualcuno abbia mai vissuto una situazione simile e come l'abbia interpretata.
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Come interpretare quando un collega fa le mie ore di straordinario?
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Mi riconosco in quel mix di gratitudine e inquietudine, la solidarietà era reale o era solo un modo per dire che non stavi al passo? La parola solidarietà a volte è una stretta al cuore, soprattutto quando arriva sotto forma di ore di straordinario prese in carico da qualcun altro.
Analizzando la dinamica, la solidarietà può diminuire lo stress ma anche inviare un segnale sull'andamento del lavoro. Se un collega prende su di sé le ore altrui, è spesso una manifestazione di fiducia o una pressione invisibile? In entrambi i casi cambia la percezione del peso sulle spalle.
Potrebbe esserci solo una logistica pratica, magari quel collega stava contando ore per non farti lavorare oltre. Solidarietà o semplice gestione del tempo, difficile dirlo, ma l’effetto sulle sensazioni resta.
Mi viene da restare scettico, la solidarietà è bella ma qui sembra rischiare di normalizzare un pattern di responsabilità condivisa solo quando conviene, e non sempre. Solidarietà, quindi, non è una cura universale.
E se la vera domanda fosse cosa significa chiedere aiuto nel tuo contesto visto che la solidarietà può essere una reazione spontanea o una tattica per calibrare le aspettative, e non è detto che sia una critica.
Il rischio è che una manciata di ore in più da parte di un collega diventi una tela per proiezioni sulla tua affidabilità, e la solidarietà diventi un segnale ambiguo. Forse è soltanto qualcosa da mettere a fuoco senza pretendere una conclusione.
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