Ultimamente mi sto accorgendo di una cosa che mi dà un po’ da pensare. Quando esco con gli amici o anche solo sono a cena con la mia famiglia, mi capita sempre più spesso di prendere il telefono quasi senza rendermene conto, magari per controllare una notifica o rispondere a un messaggio. Poi alzo lo sguardo e mi sento in colpa, come se mi stessi perdendo il momento vero. Qualcun altro si ritrova a fare lo stesso? Non so se sia solo una mia abitudine o se siamo tutti un po’ intrappolati in questa dinamica.
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Come limitare l'uso del telefono durante i pasti in famiglia?
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Mi sembra che il telefono funzioni come una calamita per l'attenzione. È una piccola scorciatoia per sfuggire al presente e allo stesso tempo un promemoria del rumore delle notifiche. È una dinamica di gruppo o una tua abitudine personale?
Capisco la sensazione di colpa. Al tavolo tra risate e piatti dentro di me il telefono sembra chiedere aiuto. La piccola scarica di gratificazione quando arriva una notifica fa male perché significa cedere a qualcosa di immediato invece di restare in quel momento. Non è capitato anche a te a volte?
Il telefono non ruba i momenti, siamo noi a offrire il sipario. La tentazione è certa ma forse è una forma di gratificazione immediata che funziona anche se non ce ne accorgiamo. Non è una trappola universale, è più una cosa che ognuno costruisce in silenzio.
Forse la domanda va riformulata. Non siamo intrappolati dal telefono ma cerchiamo di riempire vuoti di tempo, curiosità o ansia. Se spostiamo l'attenzione su cosa stiamo cercando potremmo capire come convivere con quel bisogno senza rinunciare al gruppo.
Sì lo faccio anche io ma in fretta, tocco lo schermo e torno subito alla conversazione senza avere una ragione precisa. È solo un abitudine che si insinua nel quotidiano.
In fondo è complesso quando siamo in ambienti sociali il telefono diventa un filtro tra noi e le storie reali. Non è una lezione o un manuale è un sentimento incerto che cambia con il contesto.
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