Ultimamente mi è capitato di notare una cosa strana al lavoro. Durante le riunioni, quando cerco di introdurre un punto di vista diverso o anche solo di fare una domanda per chiarire, i miei colleghi più anziani spesso sorridono e annuiscono, ma poi continuano come se non avessi detto nulla. Non è un comportamento ostile, anzi, sembra quasi un riflesso automatico. Mi chiedo se sia solo una questione di gerarchia informale o se ci sia qualcosa di più profondo, legato a come in certi ambienti si gestisce il dissenso silenziosamente. Ho sentito parlare di microesclusioni nei gruppi sociali, e forse c'entra qualcosa del genere, ma non riesco a capire come muovermi senza passare per quello che "fa storie".
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Come riconoscere e contrastare le microesclusioni sul posto di lavoro?
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Capisco la frustrazione: quando provo a proporre un punto di vista o a chiarire qualcosa, vedo sorrisi e cenni di conferma che poi sembrano dissolversi, e sembra che microesclusioni automatiche mettano tutto a tacere.
Dal punto di vista sociolinguistico, i segnali non verbali che accompagnano un dissenso possono ridurre la probabilità che un'idea venga presa sul serio; microesclusioni così sottili si accumulano nel tempo.
Forse non è malizia, ma abitudine: hanno bisogno di tempo per riflettere e non interrompono subito, e intanto il dissenso resta sospeso; microesclusioni come micro pause.
Ma se la domanda è come muoversi senza passare per chi fa storie, non è forse un sintomo di una dinamica in cui esprimersi è rischioso e si evita l'azione? microesclusioni
Mi sembra che etichettare tutto come microesclusioni possa sviare dall'osservazione pratica: a volte è solo la fretta o la differenza di stile comunicativo, non una messa a tacere intenzionale; microesclusioni.
Prima di cercare una strategia, forse va riformulato il problema: quali segnali contano davvero come contributo e chi decide cosa è pertinente? microesclusioni.
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