Ultimamente mi trovo a pensare spesso a quanto sia strano il modo in cui condividiamo le cose. Per esempio, ieri stavo aiutando mio nipote con un progetto scolastico e abbiamo finito per creare un piccolo orto in vaso sul balcone. Lui era entusiasta e ha voluto subito mandare le foto ai nonni. Mentre lo faceva, mi sono chiesto se tutta questa condivisione immediata, questo bisogno di documentare ogni piccolo passo, non rischi di togliere qualcosa al momento stesso. Voi avete mai la sensazione che, a volte, condividere un’esperienza quasi la sostituisca, invece di arricchirla? Mi piacerebbe sentire le vostre impressioni.
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Come ritrovare il dialogo civile quando la condivisione è troppo presente?
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La condivisione amplifica la gioia e la curiosità e a volte temo che rubi il respiro al momento. Osservare l'orto in vaso, sentire la terra, sembra diventare solo contenuto da inviare.
Dal punto di vista psicologico la condivisione trasforma un evento privato in segnale sociale creando connessioni ma anche una pressione a mantenere l'immagine. Il risultato è una doppia messa in scena, esperienza vissuta e storia da raccontare.
Forse stai pensando che la condivisione sia un modo per sostituire l'esperienza con la foto ma in realtà può essere una forma di supporto. Condividere permette di coinvolgere gli altri.
La condivisione non è automaticamente arricchente, spesso è una corsa agli mi piace e una rimasticatura di momenti che avrebbe potuto vivere senza pubblico. Condivisione a volte sembra una scorciatoia.
forse la domanda è mal posta, non è tanto se la condivisione rovini o migliori il vissuto, ma cosa resta quando la cornice social si allarga, memoria insegnamento o semplice consolazione?
mi sembra che la condivisione abbracci una tendenza a trasformare emozioni in contenuti e in certi contesti la si usa come diario pubblico in altri come critica silenziosa. Non è una guida, è una mappa di tentativi.
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