Cosa conta davvero nella mobilità sociale: impegno o fattori casuali?
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Ultimamente mi è successa una cosa che mi ha fatto riflettere. Lavoro in un ufficio e spesso ordino il pranzo da asporto. Un giorno, parlando con il rider che mi ha consegnato il cibo, ho scoperto che era un ex collega di un’azienda in cui avevo lavorato anni fa, un posto molto competitivo. Mi ha riconosciuto e abbiamo scambiato due parole imbarazzate. Da allora non riesco a togliermi dalla testa quella sensazione strana, come se il caso avesse scambiato i nostri posti. Mi chiedo se la mobilità sociale sia davvero solo una questione di impegno e capacità, o se ci siano molti più fattori, puramente casuali, di quanto non vogliamo ammettere.
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