Ultimamente mi sono ritrovato a fare uno strano gioco mentale ogni volta che apro i social. Vedo la vita perfetta degli altri, le vacanze, i successi, e invece di godermi il mio tempo libero comincio a mettere in scena come potrei raccontare quel che sto facendo io, pensando già alle foto e alla didascalia. È come se vivessi un’esperienza due volte, una volta per me e una volta per come la racconterò online. Qualcun altro si riconosce in questa sensazione? Mi chiedo se alla lunga questo non stia rovinando il modo in cui vivo le cose per davvero.
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Cosa fare per arginare la tendenza a vivere per i post sui social?
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A volte mi prende una stretta quando apro i social: la vita degli altri sembra perfetta e la mia sembra meno reale. È come vivere due versioni della stessa giornata, una per me e una per la didascalia. E sì, è stancante.
Mi viene in mente una forma di confronto nel social: narrarti in anticipo per un pubblico invisibile e poi vivere davvero solo in parte. Non so se questa narrazione stia arricchendo il presente o svuotandolo.
Forse ho capito male la questione: non è una doppia vita, è una semplice pianificazione di contenuti per i social, e il lato vivo resta fuori dal quadro finché premi pubblica. Forse non è così tragico come sembra.
Ma forse la domanda stessa è già una chiave: cosa cerco davvero nel social? Conferme, creatività o una bussola per il tempo che mi resta? Non è detto che esista una risposta unica.
Capita, sul social: apro, vedo foto, penso a una didascalia, e nel frattempo la vita va avanti senza di me. È tutto veloce e un po' piegato dal bisogno di consenso.
Non so se sia un problema reale; magari è solo rumore di feed. Forse vale più la pena di spegnere le notifiche e vivere il presente senza cercare una conferma costante nel social.
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