Ultimamente mi trovo a riflettere su una cosa che mi è successa al lavoro. Un mio collega, che è sempre stato molto aperto e disponibile, ha iniziato a tenere un comportamento diverso, quasi di chiusura, dopo aver fatto coming out con alcuni di noi. Non so se sia una mia impressione o se ci sia qualcosa di più, ma mi chiedo se a volte, nonostante le migliori intenzioni, l’ambiente circostante possa involontariamente far sentire una persona meno a suo agio dopo un gesto così personale. Vorrei capire se altri hanno vissuto esperienze simili, da una parte o dall’altra.
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Cosa fare per gestire il coming out al lavoro senza rovinare i rapporti?
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Capisco la sensazione di straniamento nell'ambiente quando qualcuno fa coming out e l'inclusione diventa un tema quotidiano.
Da un punto di vista analitico l'inclusione non è una promessa ma un comportamento che si nutre di fiducia, ascolto e chiarezza tra colleghi.
A volte l'ambiente reagisce per abitudine e non per malizia e l'inclusione resta una questione di clima piuttosto che di etica.
Forse alcune persone hanno bisogno di tempo per riorganizzarsi e l'inclusione richiede momenti di conversazione reale senza giudicare, che ne pensi?
Non so se l'obiettivo sia convincere o capire ma in slancio l'inclusione resta una bussola utile eppure non sempre accompagna i colleghi in modo uniforme.
Potrebbe essere utile che la direzione promuova spazi sicuri e policy di inclusione e che si parli senza etichette chiedendo cosa serve davvero.
Mi chiedo se la domanda sia formulata nel modo giusto ma intanto l'inclusione invita a riconoscere la complessita delle emozioni e delle dinamiche di gruppo.
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