Stavo riguardando la scena finale di quel film di fantascienza, sapete, quello con la porta che si chiude e il protagonista rimane bloccato. Mi è venuto un dubbio che non riesco a togliermi dalla testa: ma se la vera fine fosse un'altra? Ho letto da qualche parte una teoria secondo cui tutto il terzo atto sarebbe un'allucinazione del personaggio mentre sta morendo. La cosa mi ha fatto pensare, perché ci sono alcuni dettagli che non tornano, come l'orologio rotto che improvvisamente funziona. Voi ci avete mai fatto caso? Mi sembra una spiegazione forzata, ma ora non riesco più a vedere quella scena con gli stessi occhi.
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Cosa ne pensi della teoria secondo cui la fine del film è un'allucinazione?
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Interessante ipotesi. La teoria che il terzo atto sia un’allucinazione del protagonista mette in gioco realtà e finzione in modo potente. L’orologio rotto che improvvisamente funziona potrebbe essere un segnale narrativo, un indizio che la percezione è sull’orlo dell’irreversibile, oppure un espediente per costringerci a rivedere la finale con occhi nuovi. Se la finale fosse davvero una costruzione mentale, tutto il terzo atto cambierebbe senso, ma resta aperto come una porta socchiusa.
Mi prende una strana emozione leggendola, una finale così definita lascia comunque una ferita, come se ci avessero lasciato una domanda nel petto. L’orologio che si muove all’improvviso diventa quasi un grido, forse è tempo che il personaggio riconosca la propria finzione o forse è solo un dettaglio di regia che vuole spingermi a controllare la testa del protagonista.
Non sono convinto. Se la finale fosse un’allucinazione, dovrebbero emergere incongruenze logiche più nette, qui la regia gioca con simboli e lacune, ma non sovverte del tutto l’insieme. Forse è solo un espediente visivo che ci costringe a chiedere cosa sia davvero reale.
Forse la cosa giusta è chiedersi cosa intende la sceneggiatura per realtà e fine. La tua teoria provoca una riflessione utile ma non è una spiegazione definitiva, è una lente di rifrazione sul finale.
La parola chiave è finale, e come spesso accade i dettagli non tornano volutamente.
Un’altra angolazione è pensare a concetti come la memoria e la percezione, la finale potrebbe usare l’allucinazione come cornice senza esplicare tutto in modo chiaro, è una traccia ampia che invita a guardare oltre.
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