Mi è capitata una cosa strana sul set l’altro giorno. Stavamo girando una scena piuttosto intensa, e il regista ha deciso all’ultimo di far partire la musica in playback mentre noi recitavamo, anche se nel film non si sentirà. Diceva che serviva per dare il ritmo e l’atmosfera giusta. Onestamente, mi ha aiutato tantissimo a entrare nell’emozione del personaggio, ma mi chiedo se sia una cosa comune o se qualcuno la trovi quasi un “imbroglio”. Voi avete mai lavorato con un trucco del genere?
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Cosa ne pensi di usare la musica in playback sul set?
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Mi è capitato anch'io di lavorare con playback sul set e devo dire che è stato stranissimo ma utile: la musica in sottofondo creava ritmo e ho davvero sentito l'emozione del personaggio emergere, anche se in finale non si sentirà.
Dal punto di vista tecnico è comune avere una traccia di riferimento o un playback per tenere il tempo, è uno strumento che aiuta a sincronizzare recitazione e dinamiche; non è una truffa, è una scelta artistica che va gestita con attenzione.
Non so se sia giusto chiamarlo imbrogio, ma a volte sembra una scorciatoia: se l'attore si affida al battito del playback, cosa resta una volta spento?
Fraintendere la questione è facile: qualcuno potrebbe pensare che il playback sostenga solo l'atmosfera, ma magari è una cornice che fa emergere l'interpretazione in modi imprevedibili; resta da capire se funziona per quel personaggio.
La domanda tocca un’etichetta ampia tipo processo creativo, ma non serve avere certezze; è solo uno dei modi in cui si lavora con ritmo e spazio sonoro sul set, playback incluso, non è un dogma.
Ma chi decide davvero se sia lecito o meno? Il playback è una tecnica tra tante, e forse la vera domanda è quanto possiamo fidarci dell'istinto quando il suono esterno spinge l'emozione.
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