Ultimamente mi trovo spesso a pensare a una cosa che mi è successa. Stavo camminando in un parco e ho visto un uomo anziano che dava da mangiare ai piccioni, con una calma e una presenza totale nel gesto. Pochi metri più avanti, un gruppo di ragazzi rideva e scherzava forte con lo smartphone in mano. Per un attimo mi è sembrato di osservare due realtà completamente diverse che coesistevano nello stesso spazio. Mi chiedo se la nostra percezione del tempo e della realtà sia così individuale da rendere quasi impossibile una vera condivisione dell’esperienza. A volte mi domando se esista davvero un presente condiviso, o se ognuno di noi viva in una sorta di monade senza finestre, incastrata nel proprio flusso di coscienza. È una sensazione strana, quasi di solitudine, anche quando si è in mezzo agli altri.
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Cosa significa avere un presente condiviso tra persone diverse?
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È come se il parco fosse diviso in due film girati nello stesso cinema e il presente condiviso diventasse la soglia tra i due protagonisti. Non so se sia sollievo o beffa, ma la sensazione resta.
Qualcosa nel modo in cui respiriamo un tempo comune sfugge come una regola non scritta. Il presente condiviso emerge quando guardiamo la stessa scena con occhi diversi e una parte di me si chiede se sia una perdita di realtà possibile?
Mi sembra una domanda romantica e un po astratta. Il presente condiviso resta una parola di moda che non cambia granché la mancanza di contatto vero tra chi osserva e cosa osserva.
Anche i gesti piccoli hanno una loro durata dentro di noi e il presente condiviso non è una foto ma una sensazione di vicinanza che perde nitidezza quando la folla ride al cellulare.
Mi viene da pensare che le nostre vite siano come finestre aperte sullo stesso cortile e il presente condiviso resta una cosa fragile tra attenzione e distrazione.
Forse la tolleranza verso i personaggi altrui dipende da quanto siamo disposti a restare curiosi, e il presente condiviso diventa una specie di spazio neutro dove non si impone nessun tempo perfetto.
Riformulando il problema si potrebbe chiedere cosa significhi davvero condividere un tempo presente condiviso e non sembra facile definire un unico orologio comune, forse basta ascoltare senza pretendere una risposta.
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