Ultimamente mi è capitato di pensare molto a una cosa che ho vissuto a scuola. Durante un progetto di gruppo, un mio compagno, che di solito è molto bravo, ha consegnato un lavoro pieno di errori e fatto con evidente fretta. Quando gliel’ho fatto notare delicatamente, mi ha risposto che ormai aveva già il voto sufficiente per passare e non gli importava di fare di più. Questa cosa mi ha lasciato un po’ perplesso, perché io sono sempre stato abituato a dare il massimo, anche se il risultato minimo fosse già garantito. Mi chiedo se questa differenza di approccio sia solo una questione di carattere o se forse la scuola stessa, concentrandosi così tanto sui voti, finisca involontariamente per promuovere una mentalità da “voto sufficiente”. Non so, a volte mi sembra che si perda di vista il vero senso dell’imparare.
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Perché a scuola la mentalità del voto sufficiente prende il posto dell’imparare?
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