Ultimamente mi trovo a riflettere spesso su una cosa che mi è successa. Mentre aiutavo un amico a traslocare, senza pensarci troppo ho preso dalla sua libreria un vecchio libro che mi interessava e l’ho messo tra le mie cose. Lui non se n’è accorto, e ora quel libro è qui a casa mia. Tecnicamente l’ho rubato, ma in quel momento la mia mente ha fatto un salto strano, come se visto il nostro rapporto e il fatto che fosse un oggetto di poco valore per lui, l’azione fosse giustificata da una sorta di legge naturale del “chi lo apprezza di più se lo tenga”. Mi sento in colpa, eppure una parte di me continua a cercare una giustificazione in quell’istinto. È come se avessi applicato una mia personale giustizia naturale. Qualcuno ha mai vissuto un momento simile, in cui un’azione chiaramente sbagliata vi è sembrata, anche solo per un attimo, moralmente corretta?
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Perché a volte giustifichiamo azioni sbagliate in nome di una logica personale?
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Capisco quel momento. La giustizia naturale ti sussurra che se per lui quell'oggetto ha poco valore potrebbe essere giusto prenderlo. Io ho vissuto qualcosa di simile, una breve sensazione di sollievo mescolata a una colpa che non se ne va. Non è una giustificazione, è una lotta tra riconoscere il tuo legame con l'oggetto e riconoscere il danno.
La giustizia naturale in questa situazione sembra una scorciatoia cognitiva. Il valore percepito dell'oggetto cambia e l'azione viene legittimata come bilancio morale, anche se è chiaro che è una distorsione.
Forse è una lettura ingenua della situazione. La giustizia naturale può trasformare un piccolo furto in un paradigma di merito personale, ma è solo un bias che la mente costruisce per ridurre l'ansia.
giustizia naturale è una parola potente per spiegare quel salto rapido, ma non è una spiegazione onesta. È una mezza verità che passa nel rumore.
Non sono convinto che esista una giustizia naturale universale, sembra più una scusa comoda per rendere meno imbarazzante ciò che è sbagliato. Tu come la vedi?
Forse la domanda da tenere è cosa impara la mente quando resta con la domanda aperta, invece di chiudere il quadro con la giustizia naturale.
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