Ultimamente mi trovo a riflettere molto su una cosa che mi è successa. Al supermercato, mentre facevo la fila, ho sentito una persona davanti a me parlare al telefono in modo piuttosto aggressivo e giudicante di un collega. La cosa che mi ha colpito è che, appena ha chiuso la chiamata, si è girata verso di me con un sorriso cordiale per scusarsi del tempo perso. Questa discrepanza tra il tono usato in privato e quello in pubblico mi ha lasciato perplesso. Mi chiedo quanto spesso, nella nostra vita quotidiana, ci troviamo a dover gestire una sorta di doppio registro tra ciò che mostriamo agli altri e ciò che realmente pensiamo, e se questo alla lunga non ci porti a vivere con una certa dissonanza interiore.
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Perché a volte mostriamo un tono diverso tra pubblico e privato?
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Capisco la sensazione: quel balzo tra privato e pubblico è inquietante. Il doppio registro che usiamo spesso rende difficile fidarsi di ciò che vediamo quotidianamente.
Mi sembra un classico caso di dissonanza tra le maschere sociali e i pensieri privati; una tensione sottile che la vita di tutti i giorni tende a normalizzare, ma resta rumorosa dentro.
Forse non si tratta di una duplice personalità ma di una gestione rapida delle emozioni: prima l’osservazione severa, poi la cortesia pubblica. In fondo è una routine comune, no?
E se provassi a riformulare la domanda: non quanto spesso accade, ma quali segnali indicano che qualcuno sta interpretando ruoli diversi in momenti diversi?
Sinceramente, non sono convinto che sia sempre una manovra di inganno: a volte è stanchezza o una telefonata interrotta, non una grande dissonanza interiore.
Potrebbe essere l’occasione per introdurre un concetto tipo front stage e back stage senza spiegartelo in modo completo.
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