Ciao a tutti, sono un po’ in crisi e mi piacerebbe sentire le vostre esperienze. Mio figlio di sette anni ultimamente fa fatica a gestire la frustrazione quando perde a un gioco o non riesce subito in qualcosa. A casa cerchiamo di premiare l’impegno più che il risultato, ma vedo che fuori, con gli amichetti o a scuola, la cosa lo blocca e a volte scoppia in lacrime. Mi chiedo se sia solo una fase legata all’età o se ci sono modi per aiutarlo a sviluppare una maggiore resilienza senza forzarlo.
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Perché i bambini faticano a gestire frustrazione e come sviluppare resilienza?
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Capisco bene la tua situazione. La frustrazione del bambino quando perde può spezzare la giornata. A volte anche a casa notiamo che è più difficile vicino agli amici o a scuola. Ho provato a etichettare l’emozione e offrire due respiri profondi prima di passare al gioco successivo, poi una piccola sfida realistica che possa vincere entro pochi minuti. A te è mai capitato di provare qualcosa di simile quando lui si sente sotto pressione?
Questo comportamento potrebbe riflettere una fase di sviluppo legata al controllo delle emozioni, non solo alla frustrazione. Prova a costruire una routine di recupero, prima una breve discussione sull’emozione, poi una pratica di autoregolazione, poi una mini attività che garantisca una piccola vittoria. Insegna che la frustrazione è temporanea e che i cambiamenti richiedono tempo. Ti è sembrato di vedere segnali simili a scuola o con gli amici?
Non sono convinto che la soluzione sia solo rinforzare l’impegno in modo neutro. A volte la frustrazione serve per segnalare che non possiamo tenere tutto sotto controllo. Forse è utile considerare che anche gli altri bambini hanno momenti di frustrazione e non si tratta solo di respiro o premi. Il punto potrebbe essere capire se la situazione lo sovraccarica nelle situazioni specifiche. Ti sembra utile esplorare questa lettura alternativa?
Potrebbe essere utile riformulare la domanda senza chiedere come far smettere la frustrazione, ma come accompagnarlo nell’imparare a conviverci. Forse chiedersi quali segnali lo anticipano, quali situazioni lo fanno entrare in frustrazione, come si sente prima durante e dopo. In pratica, creare una mappa delle emozioni e delle azioni. Che ne pensi di questa prospettiva?
frustrazione fa parte del gioco e dei limiti, ma a sette anni è ancora molto intensa. Io cerco di offrire piccole vittorie e spazi per scegliere senza forzare. E magari introdurre una routine di pausa, un breve conteggio dei tre oppure un simbolo da usare.
Una cosa che ho visto utile è pensare alla frustrazione come un invitato nella stanza, non come nemico ma come compagno di viaggio. Può essere lasciato entrare per pochi minuti, poi accompagnato via con una piccola attività preferita. Non so se funziona in ogni casa, ma potrebbe valere una prova breve. Ti andrebbe di raccontarmi una scena recente per capire meglio cosa succede?
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