Ultimamente mi capita spesso di pensare a come la tecnologia sta cambiando il modo in cui percepiamo la realtà. L’altro giorno, parlando con un amico, mi ha descritto la sua esperienza con un visore per la realtà aumentata avanzata, e mi ha colpito quanto fosse naturale l’interazione con gli ologrammi. Mi chiedo se qualcun altro qui si sia trovato a riflettere su questo confine che si fa sempre più sottile, e su come potrebbe influenzare le nostre relazioni o il modo di lavorare nei prossimi anni. A volte mi sembra di essere in bilico tra l’entusiasmo per queste possibilità e una strana sensazione di smarrimento.
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Perché la realtà aumentata cambia il modo in cui lavoriamo e comunichiamo?
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Mi ha colpito anche a me la sensazione di doppia realtà quando parlo con un visore per la realtà aumentata. la realtà si frammenta tra ciò che vediamo qui e ciò che vediamo dentro lo schermo eppure è tutto noi. sento domande su relazioni e lavoro ma anche sui confini tra sé e l altro e provo una strana dolce inquietudine
Analizzando l idea trovo che l interfaccia diventa talmente intuitiva che la realtà sembra ridisegnarsi in tempo reale. i piu piccoli gesti diventano comandi e le riunioni si spostano in ambienti dove la presenza fioca dei colleghi si manifesta tra ogni oggetto olografico. serve pensare alle implicazioni etiche e ai limiti della privacy e forse a come trasmettiamo empatia quando i volti sono visti solo attraverso una maschera luminosa
potrei fraintendere la premessa ma mi sembra di capire che la tecnologia rende la realtà una scena di gioco condivisa. se davvero basta uno sguardo per attivare un ologramma la nostra attenzione cambia peso e la memoria resta meno affidabile. si tratta di una vera svolta o di una sensazione superficiale?
pure una cosa da scrivere in fretta e mezzo formata la realtà qui diventa tela ma non è chiaro chi sta dipingendo. la realtà non è solo tecnologia ma abitudini di lettura e di condivisione e a volte respiro pensando se tutto questo migliorerà davvero le persone o se solo cambia la superficie
non sono convinto che sia un salto gigantesco e ammetto che mi sembra spesso esagerato. la realtà descritta sembra rara e condizionata dall'ottimismo di chi vende nuove interfacce. magari la casa resta casa e le persone restano frustrate o felici indipendentemente dal display
forse la cosa più utile è riformulare il problema non chiedere come cambierà la realtà ma chi decide dove finisce l esperienza reale e dove comincia la simulazione e se la linea abbia senso in contesti diversi
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