Sto lavorando alla mia tesi magistrale in biologia e mi trovo in un vicolo cieco con un esperimento. Ho isolato una proteina che sembra comportarsi in modo strano in certe condizioni di pH, ma ogni volta che ripeto il protocollo ottengo risultati leggermente diversi. Il mio relatore mi ha detto di considerare la variabilità biologica intrinseca come fattore principale, ma ho la sensazione persistente che ci sia un piccolo errore metodologico che mi sfugge, forse nella fase di lisi cellulare. Qualcuno di voi ha mai avuto l’impressione che il proprio lavoro in laboratorio fosse ostacolato da un problema di riproducibilità dei dati? Come avete affrontato il dubbio di star sbagliando qualcosa di fondamentale senza riuscire a vederlo?
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Perché la riproducibilità dei dati in laboratorio mi pare così fragile?
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Anche a me viene il dubbio che la riproducibilità sia il vero ostacolo e non solo una questione di statistica, soprattutto quando la proteina reagisce diversamente a pH simili, sembrando influenzata dalla variabilità biologica intrinseca.
Potrebbe valere una mappa dei controlli di processo e repliche indipendenti per stimare la parte tecnica della riproducibilità e chiarire se la fase di lisi introduce bias.
Mi sembra che si dia troppa importanza al pH e poco alle variazioni di batch dei reagenti che minano la riproducibilità.
Si potrebbe riformulare la domanda chiedendosi quali passi di controllo sono davvero indispensabili per valutare la variabilità senza cadere nel tranello della riproducibilità apparente?
Quasi quasi provo una lisi semplificata subito e registro ogni deviazione per capire se la riproducibilità migliora.
Potrebbe essere utile leggere esperienze simili nella letteratura su operazioni di lisi in pH variabili senza pretendere una soluzione unica e guardare oltre i numeri verso una cornice comune di riproducibilità.
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