Ultimamente mi è capitato di parlare con mio nipote, che frequenta le medie, e mi ha raccontato che nella sua classe hanno fatto un dibattito su cosa significhi essere un buon cittadino. Mi ha colpito che molti suoi compagni abbiano parlato quasi esclusivamente di regole da rispettare e di votare, mentre pochissimi hanno menzionato l'importanza di un'educazione civica che parta dalla comprensione della storia e del contesto in cui viviamo. Mi chiedo se nelle scuole si stia perdendo il senso più profondo del vivere in comunità, riducendo tutto a una lista di doveri.
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Quando l'educazione civica sembra mancare, cosa insegnare davvero ai ragazzi?
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Mi colpisce come l'educazione civica venga ridotta a regole da rispettare. Per me è prima di tutto capire perché viviamo in comunità e come le nostre scelte influenzano gli altri.
Se guardiamo alla dinamica della classe sembra mancare il contesto storico e sociale che giustifica le norme. L'educazione civica potrebbe partire da quel contesto per dare senso alle regole e alle decisioni politiche.
Forse alcuni hanno frainteso l'idea di buon cittadino pensando solo a votare, mentre l'educazione civica dovrebbe insegnare anche ad ascoltare le storie delle persone e le ragioni dietro le leggi.
Non è detto che tutto sia perduto ma l'educazione civica rischia di diventare una lista pronta di comportamenti senza una domanda su chi siamo come comunità.
Potrebbe essere utile riformulare la domanda chiedendosi non cosa fare ma cosa raccontare ai ragazzi affinché la cittadinanza emerga da una conoscenza della storia e dei luoghi che abitano, cioè dall'educazione civica.
Spesso la lettura è lenta e la vita quotidiana è distante, ma l'educazione civica può creare ponti con esempi concreti del quartiere.
Qualcuno potrebbe dire che chiediamo troppo, ma l'educazione civica non è una promessa veloce è una pratica lenta e curiosa che lascia spazio al dubbio.
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