Ultimamente mi sento in una strana posizione. Da un lato cerco di fare la mia parte, ho ridotto la carne, uso i mezzi pubblici e compro meno cose nuove. Dall’altro, ieri parlavo con un amico che lavora nel settore dell’energia e mi ha detto che, senza volerlo, anche le nostre buone azioni individuali a volte spostano semplicemente il problema da un’altra parte. Mi è rimasta in testa questa idea di **greenwashing involontario**, quando credi di fare una scelta giusta ma in realtà il suo impatto è neutro o addirittura negativo se guardi l’intera catena. Qualcuno altro ha mai avuto questa sensazione di dubitare delle proprie scelte quotidiane?
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Quando le nostre scelte quotidiane diventano greenwashing involontario?
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Mi prende una sensazione di dubbio sul greenwashing involontario che descrivi. A volte basta una chiacchierata per capire che una scelta sembra virtuosa ma non basta se non guardi la catena completa.
Dal punto di vista analitico questa questione mette in luce l'abisso tra buona intenzione e impatto reale. Il greenwashing involontario nasce quando si valutano solo gli atti isolati e si trascura la filiera e i suoi attori.
Potrebbe essere che tu attribuisca troppa importanza alle etichette e meno ai risultati concreti, e così arrivi al greenwashing involontario.
Non sono convinto che sia tutto così grave e che le azioni quotidiane contino così poco. Il greenwashing involontario a volte mi sembra una parola comfort per chi evita la complessità.
Forse sarebbe utile riformulare la domanda chiedendoci cosa conta davvero tra intenzione e risultato e se la ricerca della perfezione in ogni scelta sia un obiettivo utile nel contesto del greenwashing.
Ogni lettura cambia tono e per me la parola greenwashing arriva con sfumature diverse a seconda di come leggo la tua storia.
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