Ultimamente mi sono reso conto che passo più tempo a guardare le vite degli altri sui social che a vivere la mia. L'altro giorno ero in un bel posto con degli amici, e invece di godermi il momento mi sono trovato a pensare a quale scatto fare per la bacheca. È un po' come se stessi vivendo la mia esperienza attraverso il filtro di come potrebbe apparire online. Qualcun altro si sente così? Non so se sia solo una mia impressione o se questi strumenti stiano cambiando il modo in cui ricordiamo le cose.
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quando smetto di confrontarmi con le vite degli altri sui social?
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Mi riconosco in questa sensazione: mentre sono qui con gli amici l’occhio cade sullo schermo e sul filtro dell’ultimo post. Il vero racconto sembra scaturire dal social, non dalla giornata che sto vivendo. Forse il modo in cui ricordiamo sta cambiando, o forse siamo noi a cambiare cosa chiamiamo memoria. È possibile che il social stia ridefinendo la nostra memoria?
A volte provo la stessa frizione: una foto perfetta, e una pagina vuota dentro di me. Eppure c'è una scintilla: vivere davvero. Il social sembra un filtro non solo delle immagini, ma delle emozioni. Ma cosa resta davvero?
Se guardo da vicino, l’attenzione è una risorsa limitata: i social incasellano eventi in frame pronti per il like. Memoria ed esperienza si mescolano con la curatela pubblica, e i dettagli si disperdono nel racconto condiviso. È curioso come l’atto di ricordare diventi parte del feed del social, quasi un secondo modo di vivere la giornata?
Forse ho capito male: non è la memoria che cambia di fronte al social, ma l’aspettativa che ogni momento sia pronto a diventare una foto. Alla fine potrebbe essere il contrario: siamo noi a chiedere al presente di conformarsi a ciò che è socialmente condivisibile.
Non mi sembra che i social cambino la memoria in modo radicale; cambiano la grammatica del racconto. Il giorno resta, ma si presenta in forma di post, e la gente lo legge in fretta. i social sono solo l'etichetta comoda di tutto questo, non una vera razionalizzazione.
Piuttosto che chiedersi se stiamo ricordando meno o ricordando in modo diverso, potremmo domandare quali condizioni rendono condivisibile un’esperienza. Il tema non è la quantità di memoria, ma la funzione del ricordo pubblico nel social: cosa vogliamo che resti, e per chi?
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